Villa Maggiulli Alfieri

Villa Maggiulli Alfieri

- Alcune informazioni sulla nostra struttura -

 

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    Il Parco Sed ut perspiciatis unde

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    Prospetto principale Sed ut perspiciatis unde

    Immagine del prospetto monumentale della Villa

  • galletto

    Ingresso Secondario Sed ut perspiciatis unde

    Ingresso secondario della Villa.

     

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    Il mare del Salento Sed ut perspiciatis unde

    Ci troviamo a pochi minuti  dalle più belle spiagge del Salento

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    Il Bosco Sed ut perspiciatis unde

    Villa Maggiulli Alfieri è circondata da un boschetto di pini e macchia mediterranea che si estende per circa un ettaro

  • Ingresso Aranceto

    L’aranceto L'antico aranceto

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Descrizione della struttura

Villa Maggiulli Alfieri è un’antica dimora signorile, tipica casina della Valle della Cupa, il cui nucleo originario risale al 1700. Grazie alla particolare bellezza delle campagne e del panorama, fin dal XV secolo l’area fu eletta dall’aristocrazia come luogo ideale per la villeggiatura, costruendo numerosissime ville.

Altre informazioni

5 su 5 stelle Nelle fasi di recupero e restauro della struttura, la famiglia Maggiulli Alfieri ha destinato alcuni ambienti a chi voglia trascorrere la propria vacanza in completa tranquillità, in un ambiente a stretto contatto con la natura.
Alla rinnovata funzionalità distributiva dell’intero complesso si aggiunge l’eleganza delle rifiniture interne ottenute con l’impiego di elementi di pregiata qualità e con il generoso contributo di opere dell’artigianato locale.

Condizioni Meteo a Lecce dei prossimi giorni

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Recensioni

  • 5 su 5 stelleRecensito il 17 gennaio 2013

    E’ stato un fine settimana indimenticabile. Le stanze sono eccezionali e un giardino da sogno. La villa ha una posizione è ottimale, a due passi da Lecce e dalle bellissime spiagge di Porto Cesareo. Spero di tornarci presto. A prestissimo.

    by
  • 4 su 5 stelleRecensito il 21 gennaio 2013

    è stato un weekend rilassantissimo. Villa Maggiulli Alfieri è davvero un gran bel posto, proprietario ospitale, camera pulitissima, ambiente raffinato e curato. Bellissimo il verde dei giardini curatissimi.

    by
  • 5 su 5 stelleRecensito il 15 dicembre 2013

    Ho soggiornato per tre giorni e per necessità: dovevo essere vicino all’Ecotekne per gli esami di abilitazione alla professione forense. Le camere sono pulite, dotate di riscaldamento e il titolare è molto gentile. Consigliato anche per vacanze vista la buona posizione.

    by
  • 4 su 5 stelleRecensito il 13 novembre 2013 tramite dispositivo mobile

    Il b&b situato a due minuti dall’Università del Salento (Ecotekne) offre comfort ed eccellente disponibilità. L’ho scoperto per caso e per necessità. Ho soggiornato per sostenere le pro ve per l’abilitazione. Quiete e natura conciliano benissimo lo studio e il relax. Inoltre è un posto anche fortunato…ho superato sia gli scritti che la prova orale (prima e ultima volta effettuati).
    Sicuramente tornerò per una vacanza.

    by Georgia
  • 4 su 5 stelleRecensito il 12 gennaio 2013

    ottimo posto .
    camera suggestiva
    peccato per la colazione consumata in altro posto.
    consiglio una visita se interessati ad una vacanza in relax
    la villa è situata in una zona calma e il giardino si offre per momenti di assoluta contemplazione
    il proprietario vi metterà a vostro agio e non invaderà la vostra privacy.
    il mare dista qualche chilometro ma visto che cambierete sempre spiaggia questo non sarà un problema.
    il centro si raggiunge in pochi minuti di macchina

    by Roma
  • 5 su 5 stelleRecensito il 31 marzo 2014

    È quasi indescrivibile l’esperienza passata in questo b&b…l’ ambiente sereno in un clima tranquillo; l’ideale per rilassarsi . Il personale è di una cortesia ed educazione unica..credo tornerò presto.

    by West Virginia

Le nostre stanze

- Una breve descrizione delle nostre stanze -

  • camera da letto

  • bagno

  • stanza dello zio

60max 90€

Stanza dello Zio

Tipologia Stanza matrimoniale superior

Nucleo più antico della Villa risalento ai primi anni del 1700. All’interno è ricavata questa magnifica stanza da letto matrimoniale, arredata con mobili dell’ 800, con ampio bagno padronale.

Servizi in camera: Piano terra con vista giardino, Internet WIFI  Gratuito, TV, aria condizionata, riscaldamento, ingresso indipendente, pavimento d’epoca, armadio, console,  bagno privato con doccia, bidet, frigorifero, arredamento da esterno, zona pranzo all’aperto.

Superficie camera: 36 m² circa
Tipologia letti: 1 letto matrimoniale
  • Dettagli stanza dorata

  • Stanza Dorata

55max 70€

Stanza Dorata

Tipologa Stanza Matrimoniale Standard

Comoda e confortevole stanza matrimoniale, arredata con mobili di pregio dorati.

Servizi in camera: Piano terra con vista giardino, TV, aria condizionata, riscaldamento, ingresso indipendente, pavimento d’epoca, armadio, appendiabiti, bagno privato con doccia, bidet, frigorifero, arredamento da esterno, zona pranzo all’aperto.

Superficie camera: 20 m² circa
Tipologia letti: 1 letto matrimoniale
  • Ingresso casa dei giardinieri

  • Gardenia Main room

  • Cucina Attrezzata a disposizione degli ospiti

90max 150€

Casa dei Giardinieri

Servizi in appartamento: Piano terra con ingresso autonomo, vista giardino, TV, aria condizionata, zona soggiorno, riscaldamento, disponibilità di camere comunicanti per ospitare sino a 6 ospiti, ingresso indipendente, divano, pavimento in marmo o in piastrelle, zanzariera, armadio/guardaroba, stendibiancheria, doccia, bagno privato con doccia, bidet, angolo cottura, frigorifero, cucinazona pranzoutensili da cucinafornopiano cotturamacchina da caffètavolo da pranzo, arredamento da esterno, zona pranzo all’aperto

Superficie appartamento: 55 m²
  • Camera 1: 1 letto singolo1 letto matrimoniale
  • Soggiorno: 1 divano letto

  • PrezziBASSA STAGIONE
    da Gennaio a Maggio, da Ottobre a Dicembre
    MEDIA STAGIONE
    Giugno Luglio Settembre
    ALTA STAGIONE
    Agosto, Ponti e Festività
  • Zio60€70€90€
  • Dorata55€60€80€
  • Casa dei Giardinieri90€120€150€
  • Impero60€70€90€

E’ preferibile un contatto diretto via telefono al 328.4175404 ,in alternativa via email info@maggiulli.com
I prezzi sono indicativi, possono subire delle modifiche in funzione del numero degli ospiti e delle notti di soggiorno.
Condizioni di favore sono concesse alle strutture convenzionate ed ai medici e familiari dei degenti ricoverati presso la Casa di Cura “Clinica Città di Lecce” Hospital.

Lecce 2019

- Città Candidata a Capitale Europea della Cultura -

Suggerimenti culturali e balneari

Una brevissima selezione di quanto potete vedere ed ammirare a Lecce e provincia

Provincia di Lecce e marine leccesi

San Cataldo – primavera estate
A circa 10 km ad est di Lecce, troviamo la marina più famosa, fornita di un faro e di un porto turistico che può ospitare circa 200 imbarcazioni (non più lunghe di 12 metri e con pescaggio non superiore a 1,5 mt. e comunque non a vela), da sempre indicata come “Il mare dei leccesi”, per via della sua estrema vicinanza alla città. L’imperatore Adriano nel II° secolo D.C. costruì il primo porto di S. Cataldo, ed ancora oggi è possibile vederne i resti. Esso fu varie volte distrutto e ricostruito fino a quando i turchi, con le loro devastazioni operate su tutta la costa, lo demolirono completamente. Per un lungo periodo e fino agli inizi del ‘900, tutta la fascia costiera da San Cataldo ad Otranto, compreso l’entroterra, rimase quasi disabitata a causa della natura paludosa del terreno che portò la malaria che poi fu debellata grazie alle opere di bonifica. La costa è bassa e prevalentemente sabbiosa, divisa dall’entroterra salentino dalla pineta e dalla riserva naturale delle Cesine.
La domenica mattina, anche d’inverno, si svolge il mercato ortofrutticolo. D’estate la pro-loco organizza la “sagra del pane”, una festa durante la quale si possono degustare alcune tra le specialità culinarie salentine più note e soprattutto la “puccia con le olive” ed i “pizzi” (pane impastato con pomodoro e cipolla).
Le Cesine – tutto l’anno
Un tempo Le Cesine non si presentavano come sono oggi.

Una vasta palude, facente parte di una zona umida ben più vasta che partiva a nord da Brindisi e si estendeva a sud sino ad Otranto, cominciava a ridosso del mare e si estendeva sino a lambire i centri abitati del comune di Vernole.

Una zona considerata da tutti malsana, la presenza della zanzara anopheles determinava grossi problemi in termini di salute, l’habitat palude pregiudicava la coltivazione e di conseguenza la produttività.

Queste caratteristiche secondo alcuni determinarono il nome della zona che deriva dal latino (zona incolta). Secondo altri il nome Cesine deriva probabilmente dal verbo latino caedere (tagliare), da cui “bosco ceduo” e ricorda l’antica pratica di tagliare gli alberi e di bruciare i boschi per ottenere terreni coltivabili e fertili.

Alla fine dell’800 si comincia a pensare alla trasformazione di questa vasta area, sconfiggere la malaria ed ottenere terreni coltivabili sono le ragioni che determinarono l’inizio dei lavori di Bonifica.

La bonifica si attuò seguendo due criteri fondamentali; la canalizzazione e l’impianto.

La canalizzazione, mediante la realizzazione di una fitta rete di canali collegati ad un principale canale allacciante o alla laguna costiera, permetteva all’acqua dolce di scorrere via verso il mare, diversi pozzi realizzati nell’area permettevano di conservare una adeguata quantità d’acqua in caso di necessità.

L’impianto consiste nella scelta e nella messa a dimora di una serie di specie arboree che avevano il compito di assorbire l’acqua rimasta nonostante la canalizzazione e di rendere il terreno adatto alla coltivazione ed allo sviluppo delle piante tipiche della macchia mediterranea di questa zona.

Un intenso e faticoso lavoro di numerosi braccianti del territorio coordinati da esperti provenienti dall’Emilia Romagna (Bonifiche Ferraresi) resero il territorio coltivabile e salubre.

La riforma Fondiaria dei primi anni cinquanta ridisegnò la proprietà dell’area ed alla Regione Puglia vennero affidati circa 350 ettari di terreni, altri 300 furono frazionati e destinati a coloro che bonificarono Le Cesine.

Da questi anni sino ai primi anni 70 l’area di proprietà regionale furono concesse in gestione ad una associazione di cacciatori.

Con il crescere della coscienza ambientalista e della consapevolezza dell’importanza della conservazione e della salvaguardia di zone come Le Cesine, dopo una terribile mattanza di circa 5000 animali, si cominciò a lavorare per l’istituzione della riserva naturale.

Nel 1971 a Ramsar , in Iran, i 350 ettari di proprietà regionale ed i 300 ettari di privati a Le Cesine vennero riconosciuti Zona Umida di Interesse internazionale; dopo la ratifica di Ramsar in Italia (1977) comincia il lavoro incessante di sensibilizzazione che il WWF Italia ed il Corpo Forestale dello Stato, nella persona del dott. Raffaele Congedo svolsero per far si che si riconoscesse all’area una tutela maggiore.

Il grande lavoro di sensibilizzazione alla salvaguardia ed alla conservazione dell’area furono coronati da importanti risultati: nel 1979 Le Cesine divennero Oasi WWF e nel 1980, per decreto ministeriale, furono dichiarate Riserva Naturale dello Stato e venne assegnata al WWF Italia la gestione dell’area.

Studi e ricerche svolti o promossi nel corso degli anni dal WWF permisero alle Cesine di essere successivamente riconosciute ZPS (zona a protezione speciale) per via della nidificazione di diverse specie animali, e SIC (sito di interesse comunitario) grazie alle specie animali e vegetali iscritte nelle varie liste presenti nell’area, oltre che palestra straordinaria di educazione alla conoscenza ed al rispetto della natura.

Otranto – tutto l’anno
Situato sulla costa adriatica della penisola salentina, è il comune più orientale d’Italia: il capo omonimo, chiamato anche Punta Palascìa, a sud del centro abitato, è il punto geografico più a est della penisola italiana.

Dapprima centro greco-messapico e romano, poi bizantino e più tardi aragonese, si sviluppa attorno all’imponente castello e alla cattedrale normanna. Sede arcivescovile e rilevante centro turistico, ha dato il suo nome al Canale d’Otranto, che separa l’Italia dall’Albania, e alla Terra d’Otranto, antica circoscrizione del Regno di Napoli. Nel 2010 il borgo antico è stato riconosciuto come Patrimonio Culturale dell’UNESCO quale Sito Messaggero di Pace. Fa parte del club I borghi più belli d’Italia.

Santa Maria di Leuca – tutto l’anno
In passato era amministrativamente divisa fra il comune di Gagliano del Capo, per la parte dove è ubicato il Santuario di Santa Maria de Finibus Terrae, e il comune di Castrignano del Capo, per la parte compresa tra punta Ristola e Punta Meliso. La vicenda legale tra i comuni di Castrignano del Capo e Gagliano del Capo, conclusasi dopo 83 anni, ha stabilito che Leuca ricade interamente nel comune di Castrignano del Capo.

Più precisamente si intende per Santa Maria di Leuca la zona sopra il promontorio su cui si trovano la Basilica e il faro (che con la sua altezza di 48,60 metri e la sua collocazione a 102 metri sul livello del mare è uno dei più importanti d’Italia), mentre la Marina di Leuca è situata più in basso ed è compresa tra punta Mèliso ad est, posta ai piedi del promontorio, e punta Ristola ad ovest, estremo lembo meridionale del Salento.

Nonostante l’estremo tacco d’Italia sia identificabile con Punta Ristola, Punta Mèliso (probabilmente per l’importanza che le deriva dal sovrastante faro) chiude convenzionalmente, insieme a Punta Alice in Calabria, il Golfo di Taranto.

Sempre a punta Mèliso viene posto, secondo una convenzione nautica, il punto di separazione fra la costa adriatica (ad est) e la costa ionica (a ovest). Si tratta comunque di semplificazioni di comodo che prevedono, quale linea di demarcazione fra le acque del Mar Adriatico e del Mar Ionio, un determinato parallelo: in questo caso il parallelo 39°47’N (che passa al largo di punta Mèliso), ma un’altra convenzione nautica, ad esempio, utilizza il parallelo 40°N.

In realtà, il confine ufficiale, oltre che naturale e storico, fra i due mari è dato dal Canale d’Otranto, ossia lo stretto di mare compreso fra il punto più a est d’Italia (Punta Palascia) e Capo Linguetta in Albania.

Ma, al di là delle convenzioni, il fatto che da Santa Maria di Leuca sia talora visibile, in determinate condizioni, una linea di separazione longitudinale, ben distinguibile cromaticamente (dovuta in realtà all’incontro fra le correnti provenienti dal Golfo di Taranto e quelle dal Canale d’Otranto), ha da sempre suggerito alla fantasia popolare un confine fisico fra i due mari.

Dall’ottobre 2006 il territorio di Santa Maria di Leuca rientra nel Parco Costa Otranto – Santa Maria di Leuca e Bosco di Tricase istituito dalla Regione Puglia allo scopo di salvaguardare la costa orientale del Salento, ricca di pregiati beni architettonici e di importanti specie animali e vegetali.

Poco fuori Punta Ristola, a 85 metri sotto il livello del mare, giace lo scafo del sommergibile oceanico italiano Pietro Micca, affondato durante la seconda guerra mondiale col suo equipaggio di 58 marinai.

Una famosa leggenda narra che Santa Maria di Leuca (o forse Porto Badisco) sarebbe stata il primo approdo di Enea. Successivamente sarebbe qui approdato San Pietro, il quale, arrivato dalla Palestina, iniziò la sua opera di evangelizzazione, per poi giungere a Roma. Il passaggio di San Pietro è anche celebrato dalla colonna corinzia del 1694 eretta sul piazzale della Basilica, recentemente ristrutturata.

Una scalinata di 284 gradini collega la Basilica al sottostante porto facendo da cornice all’Acquedotto Pugliese che, terminando a Leuca, sfocia in mare: la costruzione dell’opera iniziò nel 1906, poi, con l’inizio della prima guerra mondiale, i lavori si fermarono e furono ripresi solo dopo la conclusione della guerra. Quindi l’Acquedotto Pugliese giunse a Leuca nel 1939, anno in cui l’opera fu completata. La monumentale scalinata e la colonna romana che ne segna il termine furono inviate da Roma da Benito Mussolini.

Città di Lecce

Basilica di Santa Croce – 18.00 PM
La Basilica di S. Croce, nel luogo e nell’aspetto che noi ammiriamo risale al 1548, ma la sua storia, insieme all’annesso Convento dei Padri Celestini è ben più articolata.
Due secoli prima, nel 1352, il conte di Lecce e duca d’ Atene, Gualtieri IV di Brienne introdusse in città l’Ordine dei Celestini ( che aveva preso il nome dal fondatore Papa Celestino V, al secolo Pietro da Morrone ) facendo accordare al vescovo Roberto de’ Noha e dal Capitolo della Cattedrale un’area che includeva la chiesa della Santa Croce, che sorgeva in corrispondenza delle attuali mura a sud-ovest del Castello. Di questa Gualtieri volle mutare il nome dedicandola a “Santa Maria dell’Annunziata e San Leonardo Confessore”. Per tradizione la chiesa si continuò a chiamare S. Croce, anche se era annoverata tra i beni dei Padri Celestini.
Questa chiesa fu demolita per volere del sovrano Carlo V, in quanto Lecce, ritenuta città strategica del Viceregno spagnolo, necessitava di una riorganizzazione urbana al fine di contrastare il pericolo delle invasioni. Si fortificarono e ampliarono il Castello e le mura della città, venendo pure incontro al crescente numero di insediamenti monastici e conventuali e all’incremento demografico.Così gli Spagnoli di Carlo V, dovendo ingrandire il Castello con bastioni, cortili e fossati, diedero ai Celestini un luogo sufficientemente ampio per costruire ex-novo chiesa e convento, in un tratto della nuova cinta bastionata. Sostennero l’Ordine per la nuova impresa con la cospicua somma annuale di oltre 200 ducati provenienti dagli introiti della Regia Dogana.
A dieci anni dalle disposizioni di Carlo V, nel 1548, iniziarono i lavori per la costruzione di chiesa e monastero, dando priorità a questo, in quanto i monaci necessitavano di locali per alloggiare.
I Celestini commissionarono l’opera a Gabriele Riccardi (Beli Licciardo). La nuova chiesa fu titolata alla S. Croce: questo nome oltre a stabilire una continuità col passato e con la tradizione, aveva un forte riferimento alla Croce che trionfa sul male e sul paganesimo. Nel 1571 la vittoria di Lepanto aveva dato una dura sconfitta ai Turchi infedeli, circostanza quanto mai opportuna a celebrare la Fede e la S. Croce.
La costruzione della chiesa necessitò di continui e cospicui finanziamenti.
Piazza S.Oronzo – 18.30 PM
La piazza più importane di Lecce è oggi il risultato delle stratificazioni che per secoli si sono accumulate producendo un insieme di stili diversi che ormai da sempre convivono insieme. In antichità Piazza Santo Oronzo presentava una diversa planimetria, quando lo spazio dell’Anfiteatro Romano era occultato dalle botteghe ottocentesche. In seguito agli scavi archeologici, il piccolo borgo venne abbattuto per portare alla luce l’antico Anfiteatro. Dal 1656 è stata intitolata al Santo Protettore di Lecce, S. Oronzo dopo la tremenda epidemia di peste abbattutasi sull’intero regno di Napoli.

Secondo gli abitanti di Lecce, il vescovo Pappacoda e tutto il clero, Lecce era stata risparmiata per l’intercessione di S. Oronzo per il quale fu, anche, eretta una statua al centro della piazza, ancora oggi la Statua di Santo Oronzo è il centro visivo e planimetrico di Piazza S. Oronzo.

Duomo e Palazzo Vescovile – 19.00 PM
L’attuale Duomo non conta che circa due secoli e mezzo di esistenza. E’ stato edificato sull’area di due precedenti Cattedrali, le quali non lo superavano in grandezza, ma lo sorpassavano per magnificenza.

Il primo Duomo, di cui si ha conoscenza certa, fu edificato nel 1114, fu costruito mentre era Vescovo della città un certo Formolo e Conte di Lecce un certo Goffredo figlio del Conte Accardo. Precedentemente Goffredo aveva fatto costruire la torre campanaria, caduta insieme alla Chiesa , forse per le deboli fondamenta nel 1230. L’altro Vescovo leccese Roberto Volturio nello stesso anno cominciò la ricostruzione, su basi più solide tanto che esse resistettero sin oltre il sec. XVI. Nel 1572 la Cattedrale conservava ancora la vecchia architettura; soltanto il Coro, pochi anni prima, era stato restaurato. Due anni dopo la torre campanaria, minacciando di cadere, fu demolita in parte.

Nel secolo XVII, il Duomo allora esistente venne considerato troppo angusto e fu proposto di allargarne la navata principale; ma, poi, fu decisa una completa ricostruzione. Il 6 gennaio 1659 fu posta la prima pietra della nuova Cattedrale, la quale fu completata qualche secolo dopo. Della cattedrale preesistente non fu conservato nulla, tranne il busto, in pietra di Braccio Martello fiorentino Vescovo di Lecce (1553-1560), il Presepe in pietra opera dello scultore leccese Gabriele Riccardo e la statua in pietra di San Giovanni Battista. Furono dispersi i ricordi delle famiglie nobiliari Giaconia, Fieschi, Castromediano, Paladini, Scisciò, Guarini, de Noha, e Maremonte, e fu manomessa la sepoltura di Gualtieri V di Brienne Conte di Lecce e Duca d’Atene.

Il disegno e la costruzione della nuova Chiesa Cattedrale fu affidata allo scultore ed architetto leccese Giuseppe Zimbalo detto lo Zingarello.La facciata principale è di stile semplice, invece quella laterale di maggiore appariscenza è di stile rococò; internamente l’aula del Duomo è diviso in tre navate divise da colonne trinate addossate ad un pilastro.

Anfiteatro Romano – 19.30 PM
L’anfiteatro romano, insieme al teatro, è il monumento più espressivo dell’importanza raggiunta da Lupiae, l’antenata romana di Lecce, tra il I e il II secolo d.C.

La datazione del monumento è ancora oggetto di discussione e oscilla tra l’età augustea e quella traiano-adrianea.

Il monumento venne scoperto durante i lavori di costruzione del palazzo della Banca d’Italia, effettuati nei primi anni del ‘900. Le operazioni di scavo per riportare alla luce i resti dell’anfiteatro iniziarono quasi subito, grazie alla volontà dell’archeologo salentino Cosimo De Giorgi e si protrassero sino al 1940.

Attualmente è possibile ammirare solo un terzo dell’intera struttura, in quanto il resto rimane ancora nascosto nel sottosuolo di piazza Sant’Oronzo dove si ergono alcuni edifici e la chiesa di Santa Maria della Grazia. L’anfiteatro misurava all’esterno 102 x 83 m, con l’arena di 53 x 34 m, e poteva contenere circa 25.000 spettatori.

Del monumento, realizzato in parte direttamente nella roccia e in parte costruito su arcate in opera quadrata, rimangono allo scoperto, oltre ad una parte dell’arena ellittica, intorno alla quale si sviluppano le gradinate dell’ordine inferiore, due corridoi anulari, uno che corre sotto le gradinate, l’altro, esterno, porticato, cui appartengono i numerosi e robusti pilastri, sui quali era imposto l’ordine superiore scandito, al pari di altri similari monumenti, dal Colosseo all’Arena di Verona, in una galleria di fornici.

L’arena, nella quale si tengono spettacoli teatrali e rappresentazioni sceniche di autori antichi e moderni, era divisa dalla cavea da un alto muro che era ornato da un parapetto (podium) adorno di rilievi marmorei a bauletto figuranti scene di combattimento tra uomini ed animali. Anche nel muro di divisione tra l’arena e la cavea si aprivano diversi passaggi di comunicazione col corridoio centrale ed un più angusto corridoio, scavato immediatamente dietro l’arena, era adibito ai servizi del monumento.

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